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Manuale di Frascati e Manuale di Oslo: cosa sono e perché contano per le agevolazioni alle imprese

09 Luglio 2026

Il Manuale di Frascati (OCSE, 2015) e il Manuale di Oslo (OCSE/Eurostat, 2018) sono i due documenti internazionali che definiscono cosa si intende per Ricerca e Sviluppo e per Innovazione. In Italia non sono testi accademici: sono il fondamento normativo del credito d’imposta R&S, del credito d’imposta Innovazione Tecnologica, del nuovo Patent Box e di decine di bandi regionali e nazionali.

  • Manuale di Frascati (OCSE 2015, 7ª ed.): definisce i criteri per classificare un’attività come Ricerca e Sviluppo. Citato esplicitamente dal D.M. MISE 26/5/2020 e dalle Linee Guida MIMIT 2024 come riferimento normativo per il credito d’imposta R&S.
  • Manuale di Oslo (OCSE/Eurostat 2018, 4ª ed.): definisce le quattro tipologie di innovazione (prodotto, processo, organizzativa, di marketing). Citato dal D.M. MISE 26/5/2020 come riferimento per il credito d’imposta Innovazione Tecnologica e per il Patent Box.
  • Perché contano per le imprese: determinano cosa si può rendicontare, chi ha diritto all’agevolazione e come si difende la pratica in caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza.
  • Agevolazioni collegate: Credito d’imposta R&S, Credito d’imposta Innovazione Tecnologica, Credito d’imposta Design, Patent Box, IPCEI, bandi Horizon Europe, bandi regionali per l’innovazione.


Come nascono e cosa sono il Manuale di Frascati e il Manuale di Oslo?

Il Manuale di Frascati e il Manuale di Oslo sono pubblicazioni dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) concepite per rispondere a un problema pratico: come si misura — in modo comparabile tra paesi diversi — la quantità di ricerca e innovazione che un sistema economico produce? La risposta richiede definizioni condivise.

Il Manuale di Frascati nasce nel 1963, quando l’OCSE riunì esperti nazionali di statistiche scientifiche a Villa Falconieri, nei Castelli Romani vicino a Frascati. Il documento prodotto — inizialmente pensato solo per le rilevazioni statistiche — è diventato nel tempo lo standard mondiale per definire e misurare la Ricerca e Sviluppo. Nel 2015 è uscita la settima edizione, quella attualmente in vigore e citata dalla normativa italiana.

Il Manuale di Oslo nasce nel 1992 e risponde a una domanda diversa: come si misura l’innovazione nelle imprese, al di là della R&S in senso stretto? La quarta edizione, pubblicata nel 2018 da OCSE ed Eurostat, amplia il campo a quattro categorie di innovazione e aggiorna la definizione includendo anche i settori dei servizi e i processi organizzativi.

Frascati e Oslo fanno parte della cosiddetta “Frascati family” — un insieme di manuali OCSE che include anche il Manuale di Canberra (risorse umane in R&S), il Manuale della Bilancia dei Pagamenti Tecnologici e il Manuale di Bogotà (innovazione nei paesi in via di sviluppo). In Italia, per le agevolazioni fiscali, contano quasi esclusivamente Frascati e Oslo.


Il Manuale di Frascati: cos’è la R&S e i cinque criteri per riconoscerla

Il Manuale di Frascati definisce la Ricerca e Sviluppo sperimentale come “l’insieme dei lavori creativi e sistematici intrapresi per aumentare il patrimonio delle conoscenze e per concepire nuove applicazioni delle conoscenze disponibili”. La definizione è ampia, ma non illimitata: per essere classificata come R&S, un’attività deve soddisfare contemporaneamente cinque criteri.

Il Manuale distingue tre tipologie di attività di R&S:

  • Ricerca di base: lavoro sperimentale o teorico intrapreso per acquisire nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e fatti osservabili, senza uno specifico obiettivo applicativo immediato.
  • Ricerca applicata (o industriale): indagine diretta ad acquisire nuove conoscenze orientata verso un obiettivo pratico specifico — la produzione di nuovi prodotti, processi o servizi o il miglioramento significativo di quelli esistenti.
  • Sviluppo sperimentale: lavoro sistematico basato sulle conoscenze acquisite attraverso la ricerca e l’esperienza empirica, finalizzato alla creazione di nuovi prodotti o processi o al miglioramento significativo di quelli esistenti — prima dell’inizio della produzione commerciale.

I cinque criteri del Manuale di Frascati

Per essere classificata come R&S, un’attività deve soddisfare tutti e cinque i seguenti criteri. Basta che uno manchi, e l’attività non è R&S ai fini delle agevolazioni:

NovitàL’attività deve produrre risultati non già accessibili o disponibili nel patrimonio di conoscenze esistente. Non basta la novità per l’impresa: occorre novità rispetto allo stato dell’arte del settore.
CreativitàDeve basarsi su concetti e ipotesi originali, non essere la semplice applicazione di tecniche o metodi consolidati. La routine non è R&S, anche se richiede esperienza tecnica.
Incertezza dei risultatiL’esito dell’attività deve essere incerto sia nella fattibilità tecnica sia nella soluzione raggiunta. Se il risultato è prevedibile con certezza, non è R&S.
SistematicitàDeve essere pianificata e condotta con metodo, con obiettivi definiti e risorse allocate. Un’intuizione casuale non è R&S.
Trasferibilità e/o riproducibilitàI risultati devono poter essere trasferiti o riproducibili da altri — anche se l’impresa li protegge con brevetti o segreto industriale.

La novità va intesa in senso oggettivo rispetto allo stato dell’arte, non soggettivo rispetto all’impresa. Un’attività può essere nuova per la singola azienda ma non costituire R&S perché la soluzione è già disponibile nel mercato.
Al contrario, se un progresso scientifico è stato tentato da altri ma le informazioni sul processo non sono liberamente accessibili, può comunque configurarsi come R&S.


Il Manuale di Oslo: le quattro tipologie di innovazione

Il Manuale di Oslo definisce l’innovazione come “un prodotto o un processo nuovo o migliorato (o una combinazione di essi) che differisce significativamente dai prodotti o processi precedenti dell’unità e che è stato reso disponibile ai potenziali utilizzatori o messo in uso dall’unità”. Due elementi chiave: la significatività del cambiamento e l’implementazione — senza diffusione nel mercato o utilizzo aziendale, l’invenzione non è innovazione. La quarta edizione del 2018 classifica l’innovazione in quattro tipologie:

TipologiaDefinizioneEsempi pratici
Innovazione di prodottoBene o servizio nuovo o significativamente migliorato rispetto ai prodotti esistenti dell’impresa.Nuovo macchinario sviluppato internamente, nuovo software con funzionalità inedite, nuovo materiale con caratteristiche tecniche superiori.
Innovazione di processoMetodo di produzione, distribuzione o supporto nuovo o significativamente migliorato.Nuova linea di produzione automatizzata, nuovo sistema logistico, nuovo processo di controllo qualità.
Innovazione organizzativaNuovo metodo organizzativo nella prassi aziendale, nell’organizzazione del luogo di lavoro o nelle relazioni esterne.Introduzione di sistemi ERP, nuovi metodi di gestione della conoscenza, nuove strutture di partnership.
Innovazione di marketingNuovo metodo di marketing che comporta modifiche significative nella concezione del prodotto, nel packaging, nel posizionamento, nella promozione o nella determinazione del prezzo.Nuovo canale di distribuzione digitale, nuovo modello di pricing, rebranding significativo.

Qual è la differenza tra R&S e Innovazione? Perché è cruciale per le imprese?

Tutta la R&S è potenzialmente innovazione, ma non tutta l’innovazione è R&S. La R&S richiede incertezza scientifica o tecnologica e la produzione di nuova conoscenza. L’innovazione può avvenire anche senza R&S, applicando conoscenze già disponibili in modo nuovo per l’impresa.

CaratteristicaRicerca e Sviluppo (Frascati)Innovazione Tecnologica (Oslo)
Riferimento normativoManuale di Frascati OCSE 2015Manuale di Oslo OCSE 2018
Requisito di novitàNuova per il settore / stato dell’arteNuova per l’impresa o significativamente migliorata
Incertezza richiestaSì — incertezza tecnico-scientificaNon necessariamente
Produzione di nuova conoscenzaObbligatoriaNon obbligatoria
Confine con la routineMolto netto — la routine è sempre esclusaPiù sfumato — miglioramenti significativi ammessi

La linea più difficile da tracciare è quella tra sviluppo sperimentale (R&S) e sviluppo di prodotto ordinario (Innovazione). Un nuovo modello di macchina utensile con caratteristiche migliorate è R&S o semplice sviluppo di prodotto? Dipende dalla presenza dell’incertezza tecnico-scientifica: se l’ingegnere sapeva già come risolvere il problema prima di iniziare, probabilmente non è R&S. Se invece ha dovuto superare barriere tecnico-scientifiche non prevedibili a priori, può configurarsi come sviluppo sperimentale.


Il credito d’imposta R&S: come il Manuale di Frascati definisce le attività ammissibili

Il credito d’imposta R&S è l’agevolazione fiscale che rimborsa una percentuale delle spese sostenute per attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale. Il D.M. MISE 26 maggio 2020 stabilisce esplicitamente che la classificazione delle attività deve avvenire “tenendo conto dei principi generali e dei criteri contenuti nel Manuale di Frascati 2015”.

In concreto questo significa che, quando un’impresa prepara la documentazione per il credito d’imposta R&S, deve essere in grado di dimostrare — per ciascun progetto rendicontato — il rispetto dei cinque criteri del Frascati: novità rispetto allo stato dell’arte, creatività, incertezza dell’esito, sistematicità e trasferibilità dei risultati.

Le Linee Guida MIMIT del luglio 2024 — il documento più recente sull’applicazione del credito d’imposta — dedicano intere sezioni all’interpretazione dei criteri Frascati in contesti industriali specifici: il software (dove la distinzione tra sviluppo R&S e sviluppo ordinario è particolarmente delicata), le scienze umane e sociali, i settori regolamentati (farmaceutico, alimentare) e le attività commissionate o svolte in collaborazione con università.

Le spese ammissibili al credito d’imposta R&S

  • Personale: ricercatori, tecnici e altro personale ausiliario impiegato nelle attività di R&S (inclusi contratti di collaborazione e dottorati di ricerca industriale).
  • Strumentazione e attrezzature: quota di ammortamento degli strumenti e delle attrezzature di laboratorio utilizzati per la R&S.
  • Ricerca contrattuale: spese per R&S commissionata a università, enti di ricerca, start-up innovative e altre imprese — incluse le imprese del gruppo, a determinate condizioni.
  • Competenze tecniche e privative industriali: acquisizione di conoscenze tecniche e brevetti.
  • Materiali: materiali, forniture e prodotti analoghi direttamente impiegati nelle attività di R&S.

Il Patent Box: quando servono entrambi i manuali insieme

Isinet Consulting Illustrazione del Patent Box, evidenziando l'agevolazione fiscale per beni immateriali e innovazione.

Il nuovo Patent Box è la superdeduzione al 110% dei costi sostenuti per attività di R&S e Innovazione legate a determinati beni immateriali (software protetto da copyright, brevetti, disegni e modelli). È l’agevolazione dove i due manuali operano insieme, perché ammette sia le attività classificabili come R&S (Frascati) sia quelle classificabili come Innovazione Tecnologica (Oslo). Le attività rilevanti per il Patent Box sono quelle classificabili come:

  • Ricerca industriale e sviluppo sperimentale (Frascati)
  • Innovazione tecnologica (Oslo)
  • Design e ideazione estetica
  • Tutela legale dei diritti sui beni immateriali

In pratica, un’impresa che sviluppa un software brevettabile svolgendo attività che soddisfano i criteri Frascati può accedere al Patent Box con la superdeduzione del 110% — in aggiunta al credito d’imposta R&S sulle stesse spese, con le regole di cumulo previste.


Controlli e contestazioni: come i manuali diventano strumenti di difesa

Il credito d’imposta R&S è uno degli ambiti con più contenziosi fiscali aperti in Italia. L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza contestano spesso attività rendicontate come R&S che, a loro giudizio, non soddisfano i criteri Frascati — in particolare il criterio di novità e quello di incertezza. Conoscere i manuali non è solo una questione di accesso all’agevolazione: è la base della difesa in caso di verifica.

  • Attività di routine classificate come R&S: sviluppo ordinario di prodotto, test di qualità standard, adattamento di tecnologie esistenti — tutte attività che il Frascati esclude esplicitamente.
  • Novità solo per l’impresa, non per il settore: l’agenzia contesta che la soluzione fosse già disponibile nel mercato, anche se l’impresa non ne era a conoscenza. La difesa richiede un’analisi dello stato dell’arte documentata.
  • Assenza di incertezza tecnica: se l’ingegnere sapeva sin dall’inizio come risolvere il problema, l’attività non è R&S. La documentazione dei tentativi falliti e delle soluzioni alternative valutate è fondamentale.
  • Confusione tra Frascati e Oslo nella documentazione: attività classificate come R&S che in realtà sono innovazione tecnologica — accessorie al credito d’imposta Innovazione ma non al credito d’imposta R&S con le aliquote più alte.

La documentazione difensiva corretta è quella che descrive le attività usando il linguaggio e i criteri dei manuali: definisce la novità rispetto allo stato dell’arte, identifica le incertezze tecnico-scientifiche affrontate, descrive il metodo utilizzato (sistematicità) e documenta i risultati raggiunti e la loro riproducibilità. Una relazione tecnica che ignora i criteri Frascati è difficile da difendere in sede di contenzioso.


Gli errori più comuni delle imprese nella gestione di R&S e Innovazione

  • Classificare come R&S tutto ciò che è “tecnico”: l’attività tecnica non è automaticamente R&S. L’ingegneria di produzione, il controllo qualità, l’adattamento di software esistente, la progettazione standard sono attività tecniche, non necessariamente di ricerca.
  • Ignorare il criterio di novità rispetto allo stato dell’arte: molte imprese rendicontano attività “nuove per loro” che in realtà replicano soluzioni già disponibili nel settore. La novità va documentata con un’analisi dello stato dell’arte, non con la sola dichiarazione dell’impresa.
  • Non distinguere tra credito d’imposta R&S e Innovazione Tecnologica: applicare il Frascati a attività che sarebbero meglio inquadrate nell’Oslo (o viceversa) porta a richieste di agevolazione non spettanti o a perdere benefici accessibili con la classificazione corretta.
  • Preparare relazioni tecniche generiche: una relazione che descrive il progetto senza riferirsi ai criteri dei manuali non regge in sede di verifica. Ogni attività rendicontata deve essere collegata esplicitamente ai cinque criteri Frascati (per la R&S) o alla tipologia di innovazione Oslo (per l’Innovazione Tecnologica).
  • Non documentare i fallimenti: la presenza di incertezza tecnica si dimostra anche attraverso i tentativi che non hanno funzionato. Un progetto di R&S senza documentazione di ostacoli tecnici e soluzioni alternative valutate è difficile da difendere.
  • Confondere invenzione e innovazione: un prototipo che non viene mai industrializzato e messo sul mercato è un’invenzione, non un’innovazione ai sensi del Manuale di Oslo. Senza implementazione, l’attività non è agevolabile come Innovazione Tecnologica.
  • Non aggiornarsi sull’interpretazione del software: a giugno 2025 l’OCSE ha pubblicato un nuovo paper tecnico che aggiorna il quadro metodologico per riconoscere quali attività di sviluppo software possono essere qualificate come R&S secondo il Frascati 2015. Per le imprese software è un documento già diventato riferimento operativo per verifiche e contenziosi.

Isinet Consulting analizza le attività dell’impresa alla luce dei criteri Frascati e Oslo, identifica le agevolazioni accessibili, prepara la documentazione tecnica e gestisce la pratica di rendicontazione. Prima valutazione gratuita.



Domande frequenti sul Manuale di Frascati e sul Manuale di Oslo

Il Manuale di Frascati è vincolante per le imprese italiane?

Sì, nei fatti. Il D.M. MISE 26/5/2020 stabilisce che la classificazione delle attività ammissibili al credito d’imposta R&S deve avvenire “tenendo conto dei principi generali e dei criteri contenuti nel Manuale di Frascati 2015”. Le Linee Guida MIMIT del luglio 2024 lo citano come fonte primaria di interpretazione. In sede di verifica fiscale, l’Agenzia delle Entrate valuta le attività rendicontate usando i criteri Frascati.

Un’impresa manifatturiera senza laboratorio di ricerca può accedere al credito d’imposta R&S?

Sì. Il Manuale di Frascati non richiede un laboratorio formale: richiede che le attività soddisfino i cinque criteri (novità, creatività, incertezza, sistematicità, trasferibilità). Un’impresa manifatturiera che sviluppa internamente un processo produttivo nuovo di fronte a barriere tecnico-scientifiche non prevedibili a priori può classificare quella attività come sviluppo sperimentale. La documentazione è decisiva.

Qual è la differenza tra credito d’imposta R&S e credito d’imposta Innovazione Tecnologica?

Il credito d’imposta R&S si applica alle attività che soddisfano i criteri Frascati (novità rispetto allo stato dell’arte, incertezza tecnico-scientifica, produzione di nuova conoscenza) e ha storicamente aliquote più alte. Il credito d’imposta Innovazione Tecnologica si applica alle attività classificabili secondo il Manuale di Oslo (prodotti o processi nuovi o significativamente migliorati per l’impresa) e ha aliquote più basse, ma è accessibile a una platea più ampia.

Lo sviluppo di software è sempre R&S ai fini del credito d’imposta?

No. Lo sviluppo software è R&S solo quando comporta avanzamenti scientifici o tecnologici — cioè quando il programmatore affronta problemi tecnici la cui soluzione non è prevedibile in anticipo con le conoscenze disponibili. Lo sviluppo software ordinario (implementazione di sistemi esistenti, personalizzazioni, manutenzione) non è R&S secondo il Frascati. A giugno 2025 l’OCSE ha pubblicato un paper tecnico aggiornato che dettaglia i criteri per il software, già usato come riferimento nelle verifiche fiscali.

Un’impresa può cumulare credito d’imposta R&S e Patent Box sulle stesse spese?

Sì, con la nettizzazione prevista dalla norma. Il Patent Box e il credito d’imposta R&S sono cumulabili sugli stessi costi, ma la base di calcolo del Patent Box (la superdeduzione al 110%) va ridotta dell’importo del credito d’imposta ricevuto sulle stesse spese, per evitare la sovra-compensazione. La combinazione dei due strumenti è una delle strategie fiscali più vantaggiose per le imprese tecnologiche con beni immateriali tutelabili.

Come ci si difende da un controllo fiscale sul credito d’imposta R&S?

La difesa più solida è la documentazione tecnica preparata ex ante, usando il linguaggio dei criteri Frascati: descrizione della novità rispetto allo stato dell’arte (con analisi della letteratura tecnica o brevettuale disponibile), identificazione delle incertezze tecnico-scientifiche, descrizione del metodo sperimentale, documentazione dei tentativi e degli insuccessi, risultati raggiunti e loro trasferibilità. Una relazione tecnica generica, senza ancoraggio ai criteri dei manuali, è molto più vulnerabile in sede di contenzioso.

Il Manuale di Oslo si applica anche ai bandi regionali per l’innovazione?

Dipende dal singolo bando. Molti bandi regionali per l’innovazione adottano le definizioni Oslo (in particolare per l’innovazione di prodotto e di processo) o richiamano la normativa nazionale che a sua volta cita Oslo. È fondamentale leggere il disciplinare e il glossario del bando per capire quale definizione di innovazione viene applicata e calibrare la documentazione di conseguenza.

Isinet Consulting può aiutarmi a classificare correttamente le mie attività?

Sì. Isinet Consulting analizza le attività tecniche e di sviluppo dell’impresa alla luce dei criteri Frascati e Oslo, identifica quelle classificabili come R&S e quelle classificabili come Innovazione Tecnologica, valuta l’accesso a credito d’imposta R&S, Innovazione Tecnologica e Patent Box, e prepara la documentazione tecnica necessaria per la rendicontazione e per la difesa in caso di verifica. Prima valutazione gratuita.


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