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Cos’è un Brevetto: requisiti, durata, costi e agevolazioni

10 Gennaio 2023

Il brevetto è il titolo giuridico che concede al titolare il diritto esclusivo di sfruttare un’invenzione industriale per un periodo limitato: 20 anni dalla data di deposito per le invenzioni, 10 per i modelli di utilità. Vale solo nei Paesi in cui è concesso e protegge soluzioni nuove, inventive e applicabili nell’industria (D.Lgs. 30/2005, Codice della proprietà industriale).

IN SINTESI

  • Cosa protegge: una soluzione tecnica nuova a un problema tecnico (prodotto, procedimento, dispositivo), non un’idea astratta.
  • Requisiti: novità, attività inventiva, industrialità e liceità.
  • Durata: 20 anni per l’invenzione, 10 per il modello di utilità, non rinnovabili; dal 5° anno si pagano i diritti di mantenimento.
  • Dove si deposita: UIBM per l’Italia, EPO per il brevetto europeo e unitario, domanda PCT (WIPO) per rinviare la scelta dei Paesi extra UE.
  • Agevolazioni: Brevetti+ (fondo perduto per valorizzare il brevetto) e Patent Box (maggiorazione del 110% dei costi di R&S).

Cos’è un brevetto e cosa protegge?

Il brevetto è un diritto di esclusiva: permette al titolare di impedire a chiunque di produrre, usare, vendere o importare l’invenzione senza il suo consenso, nel territorio e per il tempo in cui il titolo è valido.

È uno scambio con lo Stato. L’impresa ottiene un monopolio temporaneo e, in cambio, rende pubblica l’invenzione: la domanda viene pubblicata dopo 18 mesi dal deposito e alla scadenza chiunque potrà usarla liberamente.

Il brevetto non protegge un’idea o un risultato commerciale, ma una soluzione tecnica descritta in modo tale che un tecnico del settore possa attuarla. Il perimetro della tutela è fissato dalle rivendicazioni: ciò che non è rivendicato non è protetto, anche se compare nella descrizione.

Brevetto per invenzione o modello di utilità?

Il brevetto per invenzione tutela soluzioni nuove a un problema tecnico e dura 20 anni. Il modello di utilità tutela invece i modelli che conferiscono particolare efficacia o comodità d’uso a macchine, strumenti o oggetti già noti (una forma o una disposizione nuova), e dura 10 anni.

Il modello di utilità è più rapido ed economico, ma offre una tutela più limitata. Va distinto anche dal disegno o modello, che protegge l’aspetto estetico del prodotto e non la sua funzione tecnica.


Cosa si può brevettare?

Si può brevettare un’invenzione che soddisfi insieme quattro requisiti fissati dagli artt. 45-50 del Codice della proprietà industriale.

  • Novità: l’invenzione non deve essere compresa nello stato della tecnica, cioè in nulla di ciò che è stato reso accessibile al pubblico prima del deposito, in qualsiasi Paese e in qualsiasi forma.
  • Attività inventiva: per un tecnico esperto del settore la soluzione non deve risultare in modo evidente dallo stato della tecnica.
  • Industrialità: l’invenzione deve poter essere fabbricata o utilizzata in qualsiasi genere di industria, agricoltura compresa.
  • Liceità: l’attuazione non deve essere contraria all’ordine pubblico o al buon costume.

Non sono brevettabili in quanto tali scoperte, teorie scientifiche e metodi matematici, metodi commerciali e di gioco, programmi per elaboratore e presentazioni di informazioni. Sono esclusi anche i metodi di trattamento chirurgico, terapeutico e di diagnosi sul corpo umano o animale, le razze animali e le varietà vegetali.

Il limite sul software riguarda il programma “in quanto tale”: un’invenzione implementata tramite software che produce un effetto tecnico ulteriore può essere brevettabile. È una valutazione caso per caso, da fare con un consulente in proprietà industriale.


Quanto dura un brevetto?

Il brevetto per invenzione dura 20 anni dalla data di deposito della domanda e non può essere rinnovato. Il modello di utilità dura 10 anni.

I 20 anni sono un tetto massimo, non una garanzia. Per mantenere in vita un brevetto per invenzione italiano si pagano diritti annuali a partire dal quinto anno: le prime quattro annualità sono comprese nel deposito. Ogni annualità va versata entro l’ultimo giorno del mese anniversario del deposito.

Chi salta la scadenza può ancora pagare entro i sei mesi successivi con una sovrattassa di mora di 100 euro. Oltre quel termine il brevetto decade e l’invenzione diventa di libero utilizzo.

Per il modello di utilità le annualità si pagano in due blocchi: cinque al deposito e cinque dopo il quinto anno.


Brevetto italiano, europeo o internazionale: quale scegliere?

Il brevetto è territoriale: protegge solo nei Paesi in cui è concesso. La scelta dipende da dove l’impresa produce, vende e teme di essere copiata.

ViaUfficioCosa ottieniQuando ha senso
Brevetto italianoUIBMTutela in ItaliaPrimo deposito, mercato prevalentemente nazionale, costi contenuti
Brevetto europeoEPO (Monaco)Un’unica procedura di esame, poi convalida nei singoli Stati sceltiMercati in più Paesi europei, anche extra UE (es. Svizzera, Regno Unito)
Brevetto europeo con effetto unitarioEPOUn solo titolo per gli Stati UE aderenti all’Accordo sul Tribunale unificato dei brevetti, Italia compresaVendite diffuse nell’UE, per ridurre convalide e rinnovi Paese per Paese
Domanda internazionale PCTWIPO (anche tramite UIBM)Non un brevetto, ma una procedura unica che prenota fino a 30 mesi dalla priorità la scelta dei PaesiMercati extra europei (USA, Cina, ecc.) ancora da definire

Non esiste un “brevetto mondiale”. La domanda PCT rinvia costi e decisioni, ma alla fine occorre entrare nelle fasi nazionali o regionali e ottenere un brevetto in ciascun Paese o area.

Il diritto di priorità: 12 mesi per estendere la tutela

Il percorso più comune per una PMI è depositare prima in Italia e poi, entro 12 mesi, estendere la domanda all’estero rivendicando la priorità (Convenzione di Unione di Parigi). Le domande estere vengono trattate come se fossero state depositate alla data della prima domanda italiana.

Nel frattempo l’impresa riceve il rapporto di ricerca sulla domanda italiana e può decidere se e dove investire nell’estensione con un’idea più chiara delle probabilità di concessione.

ATTENZIONE — PRIMO DEPOSITO DIRETTAMENTE ALL’ESTERO

Chi risiede in Italia non può depositare una domanda di brevetto per invenzione o modello di utilità esclusivamente presso uffici esteri, EPO o WIPO senza autorizzazione del Ministero, né farlo prima che siano trascorsi 60 giorni dal deposito italiano o dall’istanza di autorizzazione (art. 198 CPI, controllo ai fini della difesa nazionale). La violazione è sanzionata: verificalo prima di depositare “direttamente in Europa” o negli USA.


Come si deposita un brevetto in Italia?

La domanda si deposita all’UIBM, di norma in via telematica, e il percorso fino alla concessione richiede in genere alcuni anni.

  1. Ricerca di anteriorità preliminare: prima di spendere in redazione e deposito si verifica, nelle banche dati brevettuali, se esistono soluzioni uguali o simili. Serve a capire se l’invenzione è nuova e a scrivere rivendicazioni che se ne distinguano.
  2. Redazione della domanda: descrizione, rivendicazioni, disegni e riassunto. È la fase che decide il valore del brevetto ed è di solito affidata a un consulente in proprietà industriale iscritto all’Ordine.
  3. Deposito all’UIBM: la data di deposito fissa la priorità e l’inizio dei 20 anni.
  4. Rapporto di ricerca e opinione scritta: per le domande italiane di primo deposito la ricerca è svolta dall’EPO, che segnala i documenti anteriori rilevanti e valuta la brevettabilità.
  5. Pubblicazione: dopo 18 mesi dal deposito (o dalla priorità) la domanda diventa pubblica.
  6. Esame e concessione: l’UIBM esamina la domanda, eventualmente modificata dopo il rapporto di ricerca, e concede o respinge il brevetto.

Quanto costa brevettare?

In Italia le tasse d’ufficio sono basse: il deposito telematico di un brevetto per invenzione costa 50 euro di tassa base, più 45 euro per ogni rivendicazione oltre la decima. Il costo reale è altrove.

  • Consulenza e redazione: è la voce principale e varia molto con la complessità tecnica dell’invenzione.
  • Diritti di mantenimento: annuali dal quinto anno, crescenti con l’età del brevetto.
  • Estensioni all’estero: tasse EPO o PCT, convalide nazionali, traduzioni e mandatari locali. È qui che il budget si moltiplica.
  • Tutela e contenzioso: monitoraggio dei concorrenti e costi legali in caso di contraffazione.

Per questo conviene stimare fin dall’inizio il costo complessivo sul ciclo di vita del brevetto, Paese per Paese, e confrontarlo con il valore dei mercati che si vogliono presidiare.


A chi appartiene l’invenzione nata in azienda?

Dipende dal rapporto tra l’inventore e l’impresa: l’art. 64 del Codice della proprietà industriale distingue tre casi.

  • Invenzione di servizio: il dipendente è assunto e retribuito proprio per inventare. I diritti spettano al datore di lavoro, all’inventore resta il diritto di essere riconosciuto autore.
  • Invenzione d’azienda: nasce durante il lavoro ma l’attività inventiva non è retribuita specificamente. I diritti spettano al datore di lavoro, ma il dipendente ha diritto a un equo premio se il brevetto viene ottenuto.
  • Invenzione occasionale: rientra nel campo di attività dell’impresa ma nasce fuori dalle mansioni. I diritti sono del dipendente, il datore di lavoro ha un diritto di prelazione.

Con consulenti esterni, soci e partner di ricerca la titolarità va regolata per contratto prima di iniziare il progetto. Un brevetto in contitolarità non chiarita è difficile da concedere in licenza, da cedere e da usare nei bandi.


Perché un’impresa dovrebbe brevettare?

Un brevetto conviene quando la soluzione è copiabile, ha un mercato sufficiente a ripagare i costi e l’impresa è disposta a farlo valere.

  • Esclusiva sul mercato: permette di agire contro chi copia e di difendere i margini sugli investimenti in ricerca.
  • Ricavi da licenza o cessione: il brevetto può essere concesso in uso a terzi o venduto.
  • Asset immateriale: è iscrivibile in bilancio e pesa nelle valutazioni d’azienda, nelle trattative con investitori e nelle operazioni straordinarie.
  • Accesso ad agevolazioni: la titolarità di un brevetto è requisito di Brevetti+ e presupposto del Patent Box.

Non sempre però è la scelta giusta. Se l’innovazione è un processo interno difficile da osservare dall’esterno, il segreto industriale può tutelarla meglio e senza divulgazione. Se il ciclo di vita del prodotto è di pochi mesi, il brevetto può arrivare quando il mercato è già cambiato.


Quali agevolazioni esistono per i brevetti?

Le due misure principali sono Brevetti+, contributo a fondo perduto per valorizzare un brevetto già ottenuto, e il Patent Box, agevolazione fiscale sui costi di ricerca e sviluppo legati al brevetto.

Brevetti+: fondo perduto per la valorizzazione

Brevetti+ è la misura del MIMIT gestita da Invitalia che finanzia servizi specialistici per trasformare il brevetto in un prodotto o processo sul mercato: progettazione, ingegnerizzazione, industrializzazione, organizzazione e trasferimento tecnologico. Il contributo arriva fino all’80% delle spese ammissibili, con un massimo di 140.000 euro, in regime de minimis.

Il decreto MIMIT del 28 luglio 2026 (GU n. 200 del 29 agosto 2026) ha stanziato 20 milioni per la riapertura 2026. È un atto di programmazione: l’avviso con requisiti definitivi e data di apertura dello sportello è atteso entro il 28 settembre 2026. Le percentuali indicate si riferiscono all’edizione 2025 e vanno riverificate sull’avviso.

Esempio: un’impresa presenta un piano di servizi specialistici da 200.000 euro. L’80% sarebbe 160.000 euro, ma scatta il tetto: il contributo è di 140.000 euro, pari al 70% della spesa. I restanti 60.000 euro restano a carico dell’impresa.

Patent Box: maggiorazione del 110% dei costi di R&S

Il Patent Box (art. 6 DL 146/2021) consente ai titolari di reddito d’impresa di maggiorare del 110% i costi di ricerca e sviluppo sostenuti per brevetti industriali, software protetto da copyright, disegni e modelli, ai fini IRES e IRAP. I marchi e il know-how non rientrano più tra i beni agevolabili.

Un aspetto poco noto: quando il bene ottiene il titolo di privativa, la maggiorazione può applicarsi anche ai costi sostenuti per crearlo negli anni precedenti, fino all’ottavo periodo d’imposta antecedente. Per questo va documentata la R&S fin dall’inizio, non solo dopo il deposito.

Esempio: 100.000 euro di costi di R&S ammissibili generano una maggiorazione di 110.000 euro, per una deduzione complessiva di 210.000 euro. Il risparmio d’imposta è di 26.400 euro di IRES (24%) e 4.290 euro di IRAP (3,9%), in totale 30.690 euro.

ATTENZIONE — VINCOLI DA VERIFICARE PRIMA DI CHIEDERE L’AGEVOLAZIONE

  • Brevetti+: il titolo deve rientrare nelle finestre temporali fissate dall’avviso e, se è una domanda non ancora concessa, avere un rapporto di ricerca con esito “non negativo”. Nel 2025 servivano anche DURC regolare e polizza catastrofale; lo sportello si è esaurito il giorno stesso dell’apertura.
  • Brevetti+: i servizi vanno acquistati da fornitori esterni e indipendenti e, per prudenza, non vanno avviati né fatturati prima della domanda.
  • Patent Box: l’opzione vale cinque periodi d’imposta ed è irrevocabile. Se sugli stessi costi è stato usato il credito d’imposta R&S, la base di calcolo va ridotta.

Anche alcuni bandi regionali per ricerca e innovazione ammettono tra le spese la brevettazione e la consulenza per la verifica dei requisiti di registrazione: vanno valutati caso per caso in base alla regione e all’edizione del bando.


Errori comuni da evitare

  • Presentare l’invenzione prima del deposito: fiere, video, pitch e offerte ai clienti sembrano innocui, ma rendono l’invenzione nota e ne distruggono la novità.
  • Saltare la ricerca di anteriorità: si investe in prototipi e deposito su una soluzione già nota, e lo si scopre solo con il rapporto di ricerca.
  • Rivendicazioni troppo strette: un concorrente modifica un dettaglio non essenziale e resta fuori dalla tutela. Il valore del brevetto sta nel perimetro delle rivendicazioni, non nella descrizione.
  • Lasciar scadere i 12 mesi di priorità: dopo, l’estensione all’estero non può più beneficiare della data italiana e la domanda italiana pubblicata diventa anteriorità contro l’impresa stessa.
  • Depositare subito all’estero senza autorizzazione: per i residenti in Italia il primo deposito solo estero richiede il nulla osta o l’attesa dei 60 giorni previsti dall’art. 198 CPI.
  • Non regolare la titolarità: invenzioni sviluppate con consulenti, università o soci senza un contratto chiaro creano contitolarità che bloccano licenze, cessioni e accesso ai bandi.
  • Dimenticare le annualità: il brevetto decade per il mancato pagamento, anche per una semplice svista amministrativa, e l’invenzione diventa di tutti.
  • Non documentare i costi di R&S: senza tracciare le spese dall’inizio del progetto si perde la possibilità di recuperarle con il Patent Box quando il brevetto viene concesso.

Il tuo brevetto può accedere a Brevetti+ o al Patent Box?

Isinet Consulting verifica i requisiti del titolo e dell’impresa, prepara il piano di valorizzazione e la domanda di contributo e segue l’impresa fino all’erogazione.


Domande frequenti sul brevetto

Qual è la differenza tra brevetto e marchio?

Il brevetto protegge una soluzione tecnica e dura al massimo 20 anni. Il marchio protegge un segno distintivo (nome, logo, forma) che identifica i prodotti o servizi di un’impresa e può essere rinnovato ogni 10 anni senza limiti.

Si può brevettare un’idea?

No. Si brevetta una soluzione tecnica concreta, descritta in modo sufficiente perché un esperto del settore possa realizzarla. Un’idea di business o un concetto astratto non sono brevettabili.

Si può rinnovare un brevetto dopo 20 anni?

No, il brevetto per invenzione non è rinnovabile. Solo in settori specifici, come farmaci e agrofarmaci, esistono certificati protettivi complementari che estendono la tutela oltre la scadenza.

Esiste un brevetto valido in tutto il mondo?

No. La domanda internazionale PCT è una procedura unica che rinvia fino a 30 mesi dalla priorità la scelta dei Paesi, ma il brevetto va poi ottenuto in ciascun Paese o area regionale.

Serve un consulente per depositare un brevetto?

Non è obbligatorio: il titolare può depositare da solo all’UIBM. Nella pratica la redazione delle rivendicazioni determina il valore del brevetto, per cui è quasi sempre affidata a un consulente in proprietà industriale iscritto all’Ordine.

Quanto tempo serve per ottenere un brevetto?

La tutela decorre dal deposito, ma la concessione arriva di norma dopo alcuni anni, variabili in base all’ufficio e alla complessità della domanda. Nel frattempo la domanda pubblicata produce già effetti verso i terzi a cui è stata resa nota.

Una domanda di brevetto non ancora concessa dà accesso alle agevolazioni?

Per Brevetti+ sì, nelle edizioni passate, se la domanda aveva un rapporto di ricerca con esito “non negativo” e rientrava nelle date fissate dall’avviso. Per il Patent Box la maggiorazione sui costi di creazione del bene scatta dal periodo d’imposta in cui si ottiene il titolo.


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