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Emilia Romagna: Fondo Energia per le Imprese

07 Ottobre 2026

Il Fondo Energia dell’Emilia-Romagna finanzia da 25.000 a 1.000.000 euro di interventi di efficienza energetica, rinnovabili in autoconsumo ed economia circolare, con il 75% del prestito a tasso zero. Domande a sportello dalle 11:00 del 12 ottobre alle 16:00 del 30 novembre 2026.

IN SINTESI

  • Chi: imprese di ogni dimensione, professionisti, ESCo e comunità energetiche, con unità locale attiva in Emilia-Romagna dove si realizza il progetto.
  • Quanto: finanziamento da 25.000 a 1.000.000 euro fino al 100% del progetto, 75% a tasso zero e 25% a tasso bancario convenzionato (spread massimo 4,99%), durata 18-96 mesi; contributo a fondo perduto sulle spese tecniche fino al 12,5% della quota pubblica.
  • Entro quando: precaricamento dal 5 ottobre 2026, invio dalle 11:00 del 12 ottobre alle 16:00 del 30 novembre 2026, salvo esaurimento fondi.
  • Come: domanda online sul portale del gestore, firmata digitalmente, con delibera della banca convenzionata già allegata.
  • Cumulabilità: ammessa con altri aiuti nei limiti delle intensità massime e con agevolazioni fiscali generali; serve una DSAN che escluda il doppio finanziamento sulle stesse fatture.

Chi può accedere al Fondo Energia Emilia-Romagna?

Possono accedere imprese di qualsiasi dimensione, professionisti, ESCo e comunità energetiche che realizzano il progetto in una unità locale attiva in Emilia-Romagna e operano in uno dei settori ATECO 2025 ammessi.

Il perimetro è più ampio della media dei bandi regionali: oltre alle PMI rientrano le grandi imprese, le società d’area, i gestori di aree produttive, i partenariati pubblico-privati e le aziende che erogano servizi pubblici economici. Le sezioni ATECO ammesse coprono manifattura, costruzioni, commercio, trasporti, turismo e ristorazione, servizi ICT, attività immobiliari e professionali, sanità e altri servizi.

  • Iscrizione e attività: impresa iscritta al Registro Imprese e attiva al momento della domanda.
  • Unità locale in regione: deve risultare in visura come attiva prima che il gestore autorizzi la banca a erogare. Per i professionisti vale il domicilio professionale.
  • Una domanda, una sede: ogni domanda riguarda un solo stabilimento. Chi ha più sedi presenta domande distinte, ciascuna con la propria documentazione.
  • Requisiti di solidità: nessuna impresa in difficoltà, liquidazione o procedura concorsuale, nessun ordine di recupero pendente (clausola Deggendorf), DURC regolare.
  • Merito creditizio: l’istruttoria valuta bilanci, andamentali e situazione contabile aggiornata. È un prestito, non un contributo: senza sostenibilità finanziaria la domanda non passa.

Le ESCo come richiedenti

Una ESCo certificata UNI CEI 11352 può presentare domanda per interventi nello stabilimento di un cliente: la ESCo può non avere sede in regione, ma il cliente sì, e anche il cliente deve rispettare i requisiti di ammissibilità. Il fondo perduto sulle spese tecniche spetta alla ESCo solo se ha sede in Emilia-Romagna e le fatture provengono da un fornitore terzo non collegato.

ATTENZIONE — POLIZZA CATASTROFALE E DURC VERIFICATI PIÙ VOLTE

Le linee guida richiedono la polizza contro i rischi catastrofali (L. 213/2023, art. 1 commi 101-111) su fabbricati, impianti e macchinari: è condizione per assegnazione, erogazione e mantenimento dell’agevolazione, quindi va tenuta attiva per tutta la durata del progetto, non solo alla domanda.

Il DURC viene richiesto dal gestore in quattro momenti: istruttoria, prima del comitato, prima dell’erogazione e prima della liquidazione del fondo perduto. Un DURC irregolare anche in una sola di queste fasi blocca il procedimento.


Quali interventi finanzia il Fondo Energia?

Quattro tipologie: efficientamento energetico (A), impianti a fonti rinnovabili in autoconsumo (B), adeguamento sismico abbinato (C) ed economia circolare (D). La domanda deve contenere almeno una tra A, B o D.

TipologiaEsempi di interventiVincolo chiave
A. Efficientamento energeticoInvolucro, pompe di calore, building automation, illuminazione, inverter, motori, aria compressa, recupero di caloreInterventi previsti dalla diagnosi energetica
B. Rinnovabili in autoconsumoFotovoltaico con accumulo e colonnine, solare termico, cogenerazione e trigenerazione ad alto rendimento, repoweringEnergia immessa in rete non prevalente su quella autoconsumata
C. Adeguamento sismicoMiglioramento o adeguamento di edifici in zona sismica 1 e 2Solo abbinato ad A o B, massimo 50% dell’importo energetico
D. Economia circolareImpianti e tecnologie per il riciclo degli scarti di lavorazioneGrandi imprese solo se erogano servizi di pubblica utilità

Fotovoltaico: le regole che decidono l’ammissibilità

  • Dimensionamento sui consumi attuali: non c’è una soglia minima di autoconsumo, ma l’energia ceduta in rete non può prevalere. Un impianto sovradimensionato per vendere energia è fuori.
  • Interventi accessori al 20%: smaltimento amianto, rifacimento guaina, linee vita sono ammessi fino al 20% della spesa dell’impianto.
  • Revamping: ammesso solo se associato a repowering.

Capannone appena acquistato: il requisito in più

Se l’efficientamento riguarda un capannone acquisito per trasferire o ampliare l’attività, serve almeno una tra: elettrificazione dei consumi termici dell’edificio, elettrificazione del processo (o recupero di calore se non conveniente), fotovoltaico su copertura dimensionato sui consumi futuri. La diagnosi in questo caso somma consumi del processo e dell’edificio ante intervento.

Non sono finanziabili nuove costruzioni e ampliamenti di edifici, terreni, beni usati, imposte, fatture sotto i 500 euro e spese fatturate da soci, amministratori o società collegate.


Quale documentazione tecnica serve per la domanda?

Per gli interventi A serve una diagnosi energetica sui consumi reali, per B un progetto (o la diagnosi, se l’impianto vi è previsto), per C la valutazione della sicurezza NTC 2018, per D uno studio di fattibilità o progetto. Tutto firmato e timbrato da un tecnico abilitato.

È il punto in cui si perde più tempo, e il motivo è semplice: le linee guida elencano dieci contenuti minimi della diagnosi (punti di fornitura POD/PDR, modello di calcolo, confronto consumi reali-calcolati, valutazione singola di ogni intervento) e considerano conforme solo il documento che li contiene tutti distintamente. Una diagnosi generica o un APE non bastano, e la documentazione non coerente con gli interventi porta alla decadenza d’ufficio.

  • Progetto fotovoltaico: relazione con consumi mensili di un anno significativo, potenza in kW, produzione attesa in kWh/anno, quota di autoconsumo in kWh e in percentuale, planimetria con disposizione moduli, analisi dei flussi di cassa con tempo di ritorno.
  • Economia circolare: capacità aggiuntiva di riciclo e rifiuti usati come materia prima, entrambi in tonnellate/anno.
  • Documentazione DNSH: moduli del gestore su mitigazione, adattamento ed economia circolare, firmati digitalmente dal legale rappresentante.

Come funzionano il finanziamento agevolato e il contributo a fondo perduto?

Il prestito è un mutuo chirografario a provvista mista: 75% di risorse pubbliche a tasso zero e 25% di risorse bancarie a Euribor 6 mesi più uno spread massimo del 4,99%. In più è possibile un contributo a fondo perduto sulle spese tecniche.

  • Importo: da 25.000 a 1.000.000 euro, fino al 100% del progetto ammissibile. Il tetto di 1 milione comprende anche il fondo perduto.
  • Durata: da 18 a 96 mesi, con preammortamento fino a 18 mesi e rate trimestrali al 15 marzo, giugno, settembre e dicembre.
  • Garanzie: possono essere chieste garanzie personali o reali (non ipotecarie), sempre sull’intero finanziamento.
  • Banche convenzionate: tra le altre BPER, BNL, Crédit Agricole, MPS, Emil Banca e diverse BCC regionali; ciascuna applica condizioni proprie sul 25% privato.
  • Più domande: lo stesso soggetto può presentarne più di una, purché debito residuo e nuovo prestito restino entro il massimale.

Il fondo perduto sulle spese tecniche

Copre fino al 12,5% della quota pubblica del finanziamento e rimborsa diagnosi energetica, progettazione (dallo studio di fattibilità all’esecutivo), business plan e verifica di idoneità delle coperture, con retroattività di 4 mesi rispetto alla domanda. Non copre direzione lavori, sicurezza, collaudo, rendicontazione né la consulenza per la domanda: queste spese vanno eventualmente nella voce E del piano dei costi, dentro il prestito. La congruità è valutata su parametri ASSOEGE per le diagnosi e sul D.M. 17 giugno 2016 per la progettazione.

ATTENZIONE — IL CONTRIBUTO VA DICHIARATO NEL POSTO GIUSTO

L’importo del fondo perduto va indicato nella sezione dedicata del modulo, non tra le voci di spesa del finanziamento. Se una spesa tecnica viene richiesta a fondo perduto e poi ritenuta non ammissibile, non può più essere spostata nella voce E del prestito: si perde su entrambi i fronti.

Quale regime di aiuto scegliere

L’agevolazione si può chiedere in de minimis (Reg. UE 2023/2831) oppure in esenzione GBER (Reg. UE 651/2014, artt. 36, 38, 38-bis, 38-ter, 41, 46 e 47). La scelta conta: il de minimis consuma il plafond triennale dell’impresa, mentre il GBER lascia spazio ad altri aiuti ma impone intensità e costi ammissibili più rigidi. Va decisa prima della domanda guardando gli aiuti già ricevuti nel Registro Nazionale Aiuti.


Quanto si risparmia davvero con il Fondo Energia? Un esempio

Su un progetto da 330.000 euro, rispetto a un mutuo ordinario allo stesso tasso, l’impresa risparmia circa 59.700 euro di interessi e incassa fino a 15.000 euro di fondo perduto sulle spese tecniche.

Un’impresa metalmeccanica di Modena installa un fotovoltaico da 220.000 euro, sostituisce la guaina in amianto della copertura (30.000 euro, entro il limite del 20%) e passa a pompe di calore con inverter sui compressori (80.000 euro). Diagnosi energetica e progetto costano 15.000 euro, richiesti a fondo perduto. Ipotesi: durata 96 mesi con 12 di preammortamento, tasso bancario sul 25% pari al 5% annuo (valore indicativo: dipende da Euribor e spread della banca).

VoceImporto
Progetto finanziato (100%)330.000 €
Quota pubblica a tasso zero (75%)247.500 €
Quota bancaria al 5% (25%)82.500 €
Interessi totali con il Fondo Energiacirca 19.900 €
Interessi con mutuo ordinario al 5% sull’intero importocirca 79.650 €
Risparmio sugli interessicirca 59.700 €
Fondo perduto spese tecniche (massimo teorico 30.937 €)15.000 €
Beneficio complessivo stimatocirca 74.700 €

Il tasso effettivo medio ponderato scende all’1,25% annuo. La rata trimestrale in ammortamento è di circa 12.350 euro contro 14.040 euro del mutuo ordinario: una differenza che, su un impianto in autoconsumo, accorcia sensibilmente il tempo di ritorno. Per ridurre ulteriormente il costo netto si può valutare il cumulo con l’Iperammortamento 2026, verificando i requisiti specifici sui moduli fotovoltaici.


Come si presenta la domanda al Fondo Energia?

La domanda si presenta solo online sul portale del gestore, con firma digitale, ed è valutata a sportello in ordine cronologico di protocollo. Il documento che fa perdere più tempo è la delibera bancaria, da ottenere prima dell’invio.

  1. Registrazione sul portale con un indirizzo email ordinario (non PEC), che diventa il canale di tutte le comunicazioni.
  2. Delibera della banca convenzionata sulla quota privata: senza, la domanda non è accoglibile.
  3. Allegati: Allegato 1 su dimensione e aiuti di Stato, visura recente (massimo 6 mesi), statuto, diagnosi o progetto, preventivi intestati all’impresa, tabella di riconciliazione piano costi-preventivi, ultimi due bilanci o dichiarazioni, situazione contabile non più vecchia di 3 mesi, dichiarazione affidamenti, documenti degli eventuali garanti.
  4. Generazione e firma del modulo in PDF, caricamento del file .pdf.p7m e invio.
  5. Protocollo entro 24 ore e CUP entro 5 giorni lavorativi.
  6. Istruttoria formale, tecnica (con AESS Modena) e creditizia, di norma entro 60 giorni dal primo giorno del mese successivo alla domanda, poi delibera del Comitato.

ATTENZIONE — LE SPESE PARTONO SOLO DOPO LA DOMANDA

Fatture e pagamenti devono avere data successiva alla presentazione della domanda: un ordine confermato e fatturato prima dell’invio rende quella spesa inammissibile. L’unica eccezione sono le spese tecniche a fondo perduto, con retroattività di 4 mesi.

Tutte le fatture devono riportare il CUP comunicato dal gestore. Se manca, si può integrare tramite il servizio dell’Agenzia delle Entrate previsto dal Provvedimento 563301 del 10/12/2025, ma è un passaggio in più che conviene evitare dando il CUP ai fornitori appena arriva.


Cosa succede dopo la concessione del finanziamento?

Entro 4 mesi dalla concessione si chiede l’erogazione con una rendicontazione parziale pari ad almeno il 50% del finanziamento; entro 12 mesi si conclude il progetto e si presenta la rendicontazione finale.

  • Erogazione: bastano titoli di spesa anche non pagati per il 50%, con prove di avanzamento (DDT, foto, relazioni). Dopo l’autorizzazione, banca e impresa stipulano il mutuo entro 30 giorni.
  • Pagamenti ammessi: bonifico SEPA singolo, RiBa, SDD, carta aziendale (no prepagate), assegno circolare solo con atto notarile. Contanti e compensazioni escludono la spesa.
  • Variazioni: entro il 20% del piano costi sono libere; oltre, o se cambiano tipologia o contenuti tecnici, serve autorizzazione preventiva del Comitato.
  • Rendicontazione finale: relazione, Allegato 1, fatture, quietanze, documentazione DNSH con consumi ante e post intervento, foto del poster o della targa UE. Il fondo perduto si incassa solo dopo questa verifica, che può richiedere fino a 180 giorni.
  • Proroghe: massimo 4 mesi, solo per cause non imputabili all’impresa, da chiedere prima della scadenza.

Se la spesa rendicontata scende sotto l’80% di quella ammessa il Comitato valuta una restituzione anticipata; sotto il 50% scatta la revoca. La revoca non cancella il prestito: fa perdere il tasso zero e la quota pubblica passa al tasso bancario, oppure va rimborsata subito.


Errori comuni da evitare

  • Ordinare prima di presentare la domanda: succede perché il fornitore ha tempi di consegna lunghi e si vuole bloccare il prezzo. Ogni fattura antecedente la domanda è persa, anche se l’impianto è lo stesso.
  • Presentare una diagnosi incompleta: molti tecnici consegnano diagnosi pensate per l’obbligo D.Lgs. 102/2014 o per altri bandi. Se manca anche uno dei dieci contenuti minimi, la diagnosi non è conforme e la domanda decade.
  • Sovradimensionare il fotovoltaico: la tentazione è usare la copertura intera. Se la produzione ceduta supera l’autoconsumo, l’impianto non è ammissibile: il dimensionamento va fatto sui consumi mensili reali.
  • Muoversi tardi con la banca: la delibera bancaria è un allegato obbligatorio e richiede un’istruttoria creditizia propria. In uno sportello cronologico, settimane perse in banca significano posizioni perse in graduatoria.
  • Inserire la consulenza per la domanda nel fondo perduto: non è ammessa, e una volta respinta non può più rientrare nel finanziamento.
  • Fatture senza CUP o pagate in modo non tracciabile: pagamenti cumulativi su più fatture, prepagate o compensazioni rendono la spesa non rendicontabile.
  • Dimenticare la polizza catastrofale in corso d’opera: la polizza scade o non viene adeguata ai nuovi impianti. Essendo condizione per l’erogazione e il mantenimento, il problema emerge proprio quando si chiede il saldo.
  • Unità locale non aggiornata in visura: chi investe in un capannone nuovo spesso apre l’unità locale dopo. Senza l’unità attiva in visura il gestore non autorizza l’erogazione.
  • Scegliere il regime di aiuto a caso: il de minimis sembra più semplice, ma può saturare il plafond e bloccare altri incentivi nei tre anni successivi.

Il tuo progetto di efficientamento o fotovoltaico può accedere al Fondo Energia?

Isinet Consulting verifica i requisiti, coordina diagnosi, progetto e banca convenzionata, prepara la domanda e segue erogazione e rendicontazione fino al saldo del fondo perduto.


Domande frequenti sul Fondo Energia Emilia-Romagna

Quando apre il Fondo Energia Emilia-Romagna 2026?

La call autunnale apre alle 11:00 del 12 ottobre 2026 e chiude alle 16:00 del 30 novembre 2026, con precaricamento delle domande dal 5 ottobre. Lo sportello può chiudere prima per esaurimento delle risorse.

Il Fondo Energia è a fondo perduto?

No. È un finanziamento agevolato con il 75% a tasso zero. Il fondo perduto riguarda solo le spese tecniche (diagnosi, progettazione, business plan, verifica coperture), fino al 12,5% della quota pubblica del prestito.

Posso finanziare solo un impianto fotovoltaico?

Sì, rientra nella tipologia B se è in autoconsumo e dimensionato sui consumi attuali. Servono il progetto firmato da un tecnico abilitato oppure una diagnosi energetica che preveda l’impianto con caratteristiche confrontabili.

Le grandi imprese possono partecipare?

Sì, per efficientamento, rinnovabili e sismico. Per gli interventi di economia circolare le grandi imprese sono ammesse solo se erogano servizi di pubblica utilità.

Serve la polizza catastrofale per il Fondo Energia?

Sì. Le linee guida la indicano come requisito per assegnazione, erogazione e mantenimento dell’agevolazione: l’impresa deve poter documentare una copertura attiva conforme ai minimi di legge.

Il Fondo Energia è cumulabile con l’iperammortamento?

Le linee guida ammettono il cumulo sulle stesse spese con agevolazioni fiscali non costituenti aiuti di Stato, salvo i limiti delle norme nazionali. Prima di impostarlo va verificata la disciplina dell’iperammortamento sulla base di calcolo e sui requisiti dei componenti fotovoltaici.

Si possono pagare i fornitori in acconto prima della domanda?

No. Titoli di spesa e pagamenti devono essere successivi alla presentazione della domanda. Solo le spese tecniche a fondo perduto possono risalire fino a 4 mesi prima.

Quali banche erogano il Fondo Energia?

Le banche convenzionate indicate dal gestore, tra cui BPER, BNL, Crédit Agricole Italia, Monte dei Paschi, Emil Banca, La Cassa di Ravenna e numerose BCC regionali. Ognuna applica proprie condizioni sul 25% di provvista privata.

Cosa succede se realizzo meno del previsto?

Le economie sono ammesse se si raggiungono gli obiettivi. Sotto l’80% della spesa ammessa il Comitato può chiedere una restituzione anticipata, sotto il 50% scatta la revoca con perdita del tasso zero.


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Normativa e fonti ufficiali


Richiedi una verifica di ammissibilità

Compila il modulo: ti ricontatteremo per verificare se il tuo progetto rientra nel Fondo Energia e quale documentazione preparare prima dell’apertura dello sportello.